02/12/2008 4.29
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Comunicazione e Media
arcVision 19
La nuova fiammata dei prezzi del greggio a 100 dollari al barile, le drammatiche conseguenze dei cambiamenti climatici, la necessità di ridurre le emissioni di anidride carbonica nell’atmosfera da un lato; la inarrestabile richiesta di energia guidata dalle leggi della globalizzazione degli (ormai ex) paesi emergenti e le richieste di maggiore benessere reale di quelle popolazioni dall’altro. Se si tenta a questo punto dimettere in equilibrio il bilancio energetico del nostro pianeta, non si può che prendere atto che un problema con così tante variabili non può essere risolto affidandosi a modelli semplicistici basati solo sul tema della sostituzione delle fonti.
Con il petrolio che per le sue caratteristiche fisiche ed economiche è destinato a rimanere ancora il “king maker” dell’economia, ogni ipotesi di sostanziale rimpiazzo del combustibile fossile nei processi energetici a breve risulta unapura utopia. Gli stessi modelli econometrici che in questi anni avevano predetto un rallentamento della domanda di petrolio in funzione dell’aumento dei prezzi sono stati smentiti nei fatti: a fronte di un prezzo del greggio triplicato nel corso degli ultimi quattro anni la domanda ha continuato a correre, con una stima che nel giro dei prossimi anni (il 2012 per la IEA, l’Agenzia Internazionale per l’Energia dell’Ocse) la domanda supererà l’offerta lungo un percorso sempre più divergente. Neppure la soglia psicologica dei 100 dollari a barile (che in valori reali riporta all’incirca ai valori della crisi petrolifera degli anni 80) può essere una valida diga. E in questo contesto non si può dimenticare diquanto il petrolio, oltre che al proprio valore intrinseco, rappresenta di per sé un valore autonomo incampo finanziario (i futures sul greggio sono uno strumento di creazione di ricchezza,indipendentemente dall’andamento del prezzo fisico) e naturalmente in campo geo-politico.
Affrontare il tema con la sola visibilità delle residue disponibilità di petrolio non risolve il problema, indipendentemente dalla quantificazione di giacimenti ancora disponibili o dal grado del tasso direcupero del greggio (che resta comunque fermo a un 30% circa). Se i ritmi di crescita delle nuove aree emergenti si confermeranno nei prossimi anni, allora domani anche Cindia (e dopo domani i paesi africani) raggiungeranno quei consumi che sono oggi appannaggio dei paesi evoluti. Vuol direche anche la Cina dagli attuali due barili all’anno per ogni abitante passerà ai 16 degli europei (pe rnon parlare dei 26 degli statunitensi) che attualmente vengono consumati. Sintomatico in questo senso che proprio una società cinese, Petrochina, abbia recentemente scalzato dal trono di prima società energetica mondiale (per valore di capitalizzazione) la statunitense ExxonMobil.

Per il petrolio la sorte è comunque segnata se si persegue solo sulla strada di target di consumi comequelli attuali. Il problema energetico forse merita un orizzonte di analisi più ampio: non solo sulla necessaria diversificazione delle fonti possibili e compatibili con la crescita, ma soprattutto su come dovrà essere modificato il consumo di energia, verso soluzioni complesse e integrate che ne riducano l’impiego totale. Il commissario Ue Andris Piebalgs in questo numero di arcVision rimarca l’ambizioso impegno dell’Unione al 20-20-2020 (20% in meno di emissioni, 20% di energie rinnovabili entro il 2020 per il vecchio continente), mentre analisti come Nariman Behravesh ed Emilio Rossi stimano una vita residua ancora lunga per il petrolio. Secondo Leonardo Maugeri, la ragione per cui le fonti fossili coprono ancora oggi più dell’80% dei consumi mondiali di energia è talmente solida da sfidare ogni più rosea aspettativa sulle fonti alternative e per il greggio, sottolinea Alberto Clò, le possibilità sono ancora significative a patto che si torni a investire in output e distribuzione. In questo quadro, vent’anni dopo il disastro di Chernobyl, la questione nucleare – come sostiene Luis E. Echávarri – torna a proporsi come possibile alternativa. Il dibattito è quanto maiattuale, il tempo per trovare una soluzione impellente.
Il dibattito sull’energia, poi, intesa come fondamento delle moderne società industriali, si estende ecoinvolge la qualità della vita e, inevitabilmente, la scienza dell’abitare e dell’architettura. Sempre più la forma architettonica degli edifici deve confrontarsi con problematiche che richiedono un lavoro specialistico svolto da gruppi multidisciplinari. Nella sezione Projects di questo numero abbiamo tentato di immaginare l’interazione futura tra consumi d’energia e mondo delle costruzioni. Su quali basi si potrà edificare un rapporto efficace fra risparmio energetico e qualità architettonica?

I pdf del n° 19:
(Febbraio 2008)

Indice (20 KB)
Introduzione (110 KB)
Global (1.5 MB)
Projects (5.6 MB)
News
(470 KB)

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Rivista semestrale che accoglie i contributi di personaggi di grande rilievo del mondo dell'industria, economia e architettura.
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Ultimo Aggiornamento 01/02/2008 15.43.02