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Bill Emmott, scrittore
Direttore di The Economist dal 1993 al 2006
| Già la liberalizzazione economica avviata in Cina a partire dal 1978 e in India dal 1991 ha sollevato una parte significativa di popolazione dalla piaga della povertà assoluta in tempi più rapidi di quanto sia mai avvenuto nella storia dell’umanità.
Eppure, questo sogno si sta tramutando per molti ambientalisti in un incubo minaccioso. Se più di due miliardi di indiani e di cinesi cercheranno di raggiungere lo stesso stile di vita degli attuali 300 milioni di americani e 400 milioni di europei, si verificheranno terribili conseguenze in termini di inquinamento, esaurimento delle risorse e cambiamento climatico globale. In altre parole, l’attuale modello di crescita di cinesi e indiani è da molti considerato insostenibile dal punto di vista globale.
Si sente comunemente dire da ambientalisti più o meno radicali che avremmo bisogno di due o tre pianeti per soddisfare le aspirazioni dei cinesi e degli indiani e che un pianeta solo non basta. Sono numerosi gli argomenti a sostegno di questa visione pessimistica, che tuttavia rischia di perdere di vista la storia vera. Il modello di crescita di cinesi e indiani è destinato a cambiare sotto la pressione del fattore ambientale e di altri fattori. La vera questione è quindi comprendere come questo modello cambierà e che cosa potrà significare tale cambiamento in primo luogo per Cina e India.
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| La rapida crescita economica di Cina e India sta trasformando il più grande sogno del mondo in realtà: sradicare la povertà dai due Paesi che rappresentano complessivamente un terzo della popolazione globale. |
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